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-di Luigi Maria Sicca-

Il dibattito portato avanti in seno a questa rubrica di WIF, per un ripensamento della “cultura dell’economia”, passa attraverso il riconoscimento di una crisi dei modi di stare insieme, dati per scontati nei tempi di normale crescita e sviluppo e non più così sicuri al cospetto di quanto sta accedendo negli ultimi dieci anni. A partire dal fatidico 15 settembre 2008, data-spartiacque, in cui Lehman Brothers Holdings, in piedi dal 1850, con quartier generale a New York, annuncia di volersi avvalere del Chapter 11 del Bankruptcy Code statunitense, ovvero di una procedura che si attua in caso di bancarotta, annunciando debiti bancari per 613 miliardi di Dollari, debiti obbligazionari per 155 miliardi e attività per un valore di 639 miliardi. Nulla, dopo di allora, sembra essere stato come prima. Molto, dopo quel crollo, è ancora da scrivere, allo scopo di ridefinire le logiche di una convivenza, in grado di andare a fondo, per riflettere e ripensare le logiche che orientano la gestione e il consumo delle risorse e delle relazioni interpersonali.

È in tale ottica che si segnala il recente libro di Maurizio Iaccarino, dal titolo:

Un Mondo Assetato. Come il bisogno di acqua plasma la civiltà”, Napoli Editoriale ScientificaCollana punto org, pp. 166 € 13,00.

Un modo di salutare con i nostri lettori il 2016, auspicando implicitamente una riflessione attenta, non superficiale e di lungo periodo sulle fondamenta che hanno regolato, regolano e regoleranno le risorse che guidano la nostra convivenza. Le risorse come punto di snodo cruciale, insomma, della dialettica economia della cultura e cultura dell’economia. È questa la riflessione sull’acqua: la più importante e antica, la meno scontata delle risorse.

L’acqua è essenziale per la sopravvivenza umana. Se un individuo non ha la ragionevole previsione di potersi procurare acqua da bere, già dopo 24 ore comincia a provare ansietà. Il bisogno di acqua e la tranquillità di poterne avere sono, e sono stati, di estrema importanza per il genere umano e hanno generato motivazione a organizzare i modi di vivere individuali e sociali. Ma l’acqua dolce è scarsa e la sua scarsezza si farà sentire ancora di più nei prossimi decenni.

Il tema lo declina ad amplissimo spettro Maurizio Iaccarino, medico, biochimico, microbiologo, Direttore dell’Istituto di Genetica e Biofisica (IGB) del CNR. Incrociando lo sguardo delle scienze economiche e sociali, attraverso il suo impegno per la gestione dei problemi ambientali all’UNESCO, dove è stato Vice Direttore Generale, e all’International Council for Science dove ha fatto parte del Consiglio Direttivo. Una rassegna esauriente, dunque, dei molteplici rapporti tra uso dell’acqua e sviluppo delle civiltà scritto nell’ambito della Collana punto org, che dirigo da alcuni anni per Editoriale Scientifica. Sul delicato e spesso impalpabile crinale tra natura e cultura, centrale in questo ampio progetto interdisciplinare, l’importanza strategica dell’acqua dolce si staglia a partire da alcuni assunti: i più antichi insediamenti umani sono stati trovati prevalentemente sulle rive di fiumi o laghi; i miti religiosi e cosmogonici fanno riferimento all’acqua come elemento primario, “sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque della terra dalle acque del cielo” (Genesi 1,6); molte leggende concernenti la fine della vita, fanno riferimento all’acqua, per esempio il fiume Stige sul quale Caronte traghettava le anime verso il luogo della vita ultraterrena. Le abluzioni erano sacre in molte culture. Nella religione cristiana il battesimo purifica dai peccati; nell’induismo e nell’ebraismo l’acqua ha un significato di purificazione; i musulmani lavano faccia, mani e piedi prima delle preghiere; i persiani lavano gli occhi prima della preghiera se essi sono stati lordati dalla vista di un infedele.

I nostri antenati erano cacciatori/raccoglitori, ma a un certo punto, forse anche a causa dell’incremento demografico, sono iniziate le pratiche agricole. Esse furono facilitate dalla domesticazione delle piante e degli animali, ma anche dalla vicinanza dei fiumi che rendevano possibile l’accesso all’acqua necessaria per le coltivazioni. L’evidenza odierna indica che l’agricoltura è nata in Mesopotamia per poi essere esportata in Egitto e nella valle dell’Indo. Le pratiche agricole hanno avuto una profonda influenza sull’organizzazione sociale del genere umano: i contadini avevano bisogno di difendere il terreno coltivato e di immagazzinare il prodotto, per cui divennero stanziali. Avevano bisogno di essere protetti da un esercito e accettavano di pagare le tasse. Nacque la scrittura, la numerazione, la geometria (per misurare l’estensione degli appezzamenti), l’astronomia e il calendario (per decidere quando seminare). L’incremento demografico rese possibile il diffondersi delle malattie contagiose. La necessità di acqua per le coltivazioni e per le popolazioni ha portato all’invenzione di macchine più o meno semplici per il sollevamento ed il trasporto dell’acqua. Gli acquedotti costruiti dagli antichi romani hanno cambiato la storia della civiltà: all’inizio rispondevano alla necessità di rifornire di acqua gli abitanti di Roma, ma in seguito, insieme alla rete stradale ed al sistema postale, fecero parte di un più complesso disegno politico di gestione dell’Impero che rispondeva anche allo scopo di rifornire di risorse e di ricchezze la città di Roma.

Tutte le città note da antica data e molte di quelle recentemente fondate si trovano sulla sponda di fiumi; in molti casi sul fiume vi è un porto che spesso è collegato con il mare. I fiumi facilitavano le comunicazioni, ma potevano rendere difficile l’attraversamento impedendo così gli scambi e creando delle frontiere politiche e culturali. D’altra parte i fiumi spesso attraversano frontiere; negli Stati a valle le loro acque possono essere desiderate o temute se portano agenti inquinanti. La gestione di questi problemi richiede cooperazione internazionale ed è certamente positivo il fatto che gli Stati siano riusciti a cooperare abbastanza bene in questo campo, almeno per il passato. Le guerre dell’acqua sono una minaccia per il futuro, ma raramente un fatto storico del passato. Numerosi sono gli accordi internazionali firmati da Stati per l’uso delle acque dei fiumi, ma anche per ridurre l’inquinamento dei laghi o dei mari.

La potabilità dell’acqua ha influenzato profondamente il divenire delle civiltà: l’alta concentrazione di individui in uno stesso posto diede luogo al diffondersi delle malattie infettive, spesso cagionate dal miscelamento di acque potabili con acque fognarie. Questo problema non si verificò nell’antica Roma dove vi era un’efficiente separazione delle acque scure (che finivano nella Cloaca Maxima) da quelle chiare (che venivano dagli acquedotti). Con la caduta dell’Impero Romano e la distruzione degli acquedotti ben presto aumentarono le malattie e, dopo la peste del XIV secolo, si diffuse in tutta Europa la convinzione che lavarsi era pericoloso perché faceva allargare i pori della pelle e permetteva così l’entrata degli umori. L’acqua di sorgente era riconosciuta come salubre e si diffuse l’abitudine di recarsi presso le sorgenti per periodi di convalescenza o di svago. Con l’inizio della civiltà industriale furono individuate le cause e gradualmente furono costruiti acquedotti. Oggi il problema della sicurezza dell’acqua potabile è molto sentito.

In un prossimo futuro le necessità di acqua per usi umani e per l’agricoltura renderanno necessarie modifiche del comportamento, ma anche rilevanti investimenti finanziari, che si rifletteranno sui bilanci statali e personali. Assisteremo a conflitti per l’accaparramento delle risorse? La storia degli ultimi millenni ci ha mostrato molte tensioni, ma pochi conflitti. È il momento di impegnarsi affinché sia così anche per il futuro.

Ecco, io penso che per guardare, per ripensare e far davvero funzionare un’economia senza economicismi sia opportuna una riflessione di questo tipo, attenta alle risorse e responsabile del loro uso. Specie quando si lavora su risorse strategiche. Non credo che questa sia semplicemente una mia opinione. È un imperativo che ci viene dalla storia. Lo spiega chiaramente, nella prefazione alla ricerca di Iaccarino, un intellettuale del calibro di Navy Canvas Blu Navy Scarpe Lace Oxford Stringate Crocs M White Whi Citilane Basse Uomo Francesco Paolo Casavola, Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica. Un imperativo non eludibile se vogliamo davvero pensare a un futuro orientato dalla migliore tradizione della storia dell’innovazione e dell’imprenditorialità. Specie quella che interessa aree strategiche per lo sviluppo dell’intero sistema-Paese, come il Mezzogiorno: lo illustra chiaramente nella sua postfazione Adriano Giannola, Presidente della Svimez, Associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno. È questo lo sforzo che noi di puntOorg stiamo portando avanti, mai lontani da solide premesse teoriche e sempre attenti alla ricerca empirica, con un sistematico lavoro di immersione nel molle ventre delle organizzazioni, siano esse le aziende pubbliche che presidiano gli interessi fondamentali della collettività; siano le imprese che hanno da pensare e ripensare, di tempo in tempo, le logiche migliori per competere con successo nei cangianti scenari internazionali.

In copertina: Senza titolo (particolare) di Maia Nicodemi

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